Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/551

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LA SPOSA SAGACE 543

Duca.  L’avvenimento è bello.

Cavaliere. È decisa la lite.
Duca.  È inutile il duello.
Barbara. Che può sperare il cuore dai pretensori suoi? (a tutti due)
Duca. Dite voi, Cavaliere.
Cavaliere.  Lascio parlare a voi. (al Duca)
Duca. Qualor mi abbandonassi a quell’ardor ch’io sento,
Dovrei odiare il Conte, chiamarlo ad un cimento.
Ma l’onorato impegno a tollerar mi sprona,
L’error di bella donna si scorda e si perdona.
Barbara. Tanto sperar poteva da un cavalier pietoso.
Il vostro cuor, signore, sarà men generoso? (al Cavaliere)
Cavaliere. L’amore ed il puntiglio m’aveano acceso il petto.
Or se l’impegno è vano, vo’ superar l’affetto.
Se di me vi fidate, son cavalier d’onore.
Vi sarò, donna Barbara, amico e difensore.

SCENA VI.
Lisetta e detti.

Lisetta. Oh signora padrona, vi vengo ad avvertire

Che il padrone è tornato.
Duca.  Lasciatelo venire.
Barbara. E poi?
Duca.  Non dubitate.
Cavaliere.  Lo piglierem di fronte.
Barbara. Andiamo unitamente a ritrovare il Conte.
Duca. Vi preme di vederlo; si vede che l’amate.
Cavaliere. Vi preme consolarlo.
Barbara.  Non mi mortificate. (parie)
Duca. È semplice, meschina, non la mortifichiamo. (parte)
Cavaliere. Povera innocentina! c’insegna a quanti siamo. (parte)