Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/80

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
72 ATTO QUARTO

Apprezzerà, son certa, le massime di onore.

E sol che l’eroina le mie ragioni intenda,
Posso, se un cuor m’invola, sperar che me lo renda.
Vostra mercè, signore, tanta fortuna aspetto.
Fernando. Di sangue non mi è figlia, ma sol di puro affetto:
Me l’allevai bambina, ed il mio cuor l’adora.
Marianna. Figlia dell’amor vostro? Sarà più degna ancora.
Può tradir la natura con trista ingrata prole,
Colla sua scelta il cuore padre ingannar non suole.
Nè voi di cotal nome donna degnata avreste,
Se in essa ben locato l’amor non conosceste.
Fernando. (Parmi di questa dama lo stil sì inusitato,
Che il cuor di mio nipote quasi mi sembra ingrato).
Marianna. Principe, in voi sperando, scema il cor mio l’affanno.
Ma ancor la mia speranza può essere un inganno.
Se il caso mio vi penetra, se protettor mi siete.
Signor, per bontà vostra, di me che risolvete?
Fernando. Figlia, se nel rispondervi sì franco io non mi mostro,
Provien da quei riflessi che merta il caso vostro.
Il Duca mio nipote l’amo teneramente,
Della cara adottiva son per amore ardente.
Amo la virtù vostra, e dell’amore i frutti
Vorrei concordemente dividere con tutti.
Voi la ragione avete nel sangue e nell’onore:
Vostro, non so negarlo, vostro del Duca è il cuore.
Ed ei pria di vedere il foglio lacerato,
Avvi la data fede da cavalier serbato;
E in libertà veggendosi di usar gli affetti suoi,
Sciolse il laccio primiero, e si è legato altrui.
Ma chi più m’interessa, chi più mi parla al cuore,
Della tenera figlia è l’innocente amore.
Dopo lusinghe tante d’essere al Duca unita,
Come soffrir io posso la misera schernita?
Per non mirar tre cuori condotti al precipizio,
Par che sia necessario di un solo il sacifizio;