Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/87

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IL PADRE PER AMORE 79

SCENA V.

Donna Placida, poi donna ISABELLA.

Placida. Placida sventurata! potea temer di peggio?

Ah, mi punisce il cielo per la mia colpa, il veggio.
Son rea d’aver la figlia più del dovere amata,
E il ciel nella mia figlia mi vuol mortificata.
Isabella. Madre, ancor non vedeste il genitore in faccia?
Quando potrò gettarmi del padre in fra le braccia?
Amo un padre amoroso, che de’ miei giorni ha cura.
Ma di veder sospiro quel che mi diè natura.
Placida. (Ah, non ho cuor di darle un così rio tormento).
Isabella. Acchetatevi, o madre; lungi non è il contento.
Verrà, verrà fra poco, questo mio cuor lo sente,
Vicino a queste porte.
Placida.  Oh misera innocente!
(a donna Isabella con tenerezza, e parte)

SCENA VI.

Donna Isabella sola.

Le smanie compatisco di una moglie amorosa.

Smanio di lei non meno anch’io tenera sposa.
Parmi un secolo ogni ora che il Duca è a me lontano.
Misera me! se perdere dovessi la sua mano.
Ma del padre amoroso vuò confidar nel zelo,
Vuò confidar nel Duca, vuò confidar nel cielo.
Eccoli. Ah, qual mi recano lieto o funesto avviso?
Tremo; non ho coraggio di rimirarli in viso.

SCENA VII.

Il Principe don Fernando, il Duca don Luigi e detta.

Fernando. Figlia, ov’è donna Placida?

Isabella.  Or or partì dolente.
Fernando. Ha veduto lo sposo?