Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/137

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Subito che i me l’ordena, lo maseno in t’un fià (I).

El xe più bon assae, quando el xe fatto a posta.
Al caffè de Venezia, la el sa, no gh’è risposta.
In materia de questo, l’ha da vegnir da nu.
Per caffè de Levante, Venezia e pò no più.
(si ritira in bottega)
Ferdinando. Questa incognita amante chi diamine sarà?
Mi ha posto questa lettera in gran curiosità.
Pratica di Venezia non ho formato ancora;
Stretta non ho amicizia con veruna signora.
Senz’altro, chi mi scrive, esser dee una di quelle
Che ho veduto al festino. Ve. n’eran delle belle.
Che fosse la ragazza, cui l’anello ho donato?
Non crederei; sarebbe l’ardir troppo avanzato.
Parvemi onesta. È vero che l’anellino ha preso.
Ma vidi il di lei volto di bel rossore acceso.
Quella certa signora che Marinetta ha nome.
Che aveva più d’ogn’altra begli occhi e belle chiome.
Mi fè’ qualche finezza, ma la conosco in ciera:
E furba come il diavolo, non pensa in tal maniera.
Chi scrisse in questo foglio, mostra di spasimare;
Ma scrivermi potrebbe ancor per corbellare.
Ecco una mascheretta. Quella del nastro aspetto.
Oh cospetto di bacco! ha la coccarda in petto.

SCENA II.

Marinetta ed il suddetto, e Felice un poco indietro.

Marinetta. Fermeve qua un pochetto; lasse che vaga mi.

Coverzive el galan, e co ve par, vegnì.
(a Felice, in disparte)
Ferdinando. (Si darà da conoscere). Servo suo riverente.
(Marinella gli fa una riverenza)
Il desio di vederla rendevami impaziente.
(I) « L.O macino in un batter d’occhio »: Cameroni, I. e.