Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/265

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Leonardo. Venite a casa, vi dico. Così non si tratta con suo marito.

Costanza. (Che diavolo ha?) (piano a Felicita)

Felicita. (Che se n’abbia avuto a male per non essere anch’esso) invitato?) (piano a Costanza)

Leonardo. Mariuccia, favorite portar qui la sua maschera, e che ce n’andiamo.

Mariuccia. Sì signore, vi servo subito. (Crepa, schiatta, ci ho) gusto). (da sè, e parte)

Costanza. Non credo, che il signor Leonardo mi farà questo affronto.

Leonardo. Tant’ è, signora, compatitemi.

Felicita. Avete incontrato il servitore della signora Costanza?

Leonardo. Non so niente.

Felicita. In questo punto vi ho mandato a invitare.

Leonardo. Eh, non serve.

Costanza. Il signor Leonardo ha da favorir di star con noi.

Felicita. Io non ci sto senza mio marito.

Costanza. S’ intende; o tutti due, o nessuno.

Felicita. Mio marito ci resterà volentieri dalla signora Costanza.

Leonardo. Non signora, vi dico....

Costanza. Sì certo; ci ha da restare.

Felicita. E lo voglio vicino a me.

Costanza. Mettete giù il ferraiolo.

Felicita. Mettete giù quel cappello.

Costanza. Ve lo leverò io dalle spalle. (gli Uva il mantello)

Felicita. Date qui questo cappellaccio. (gli prende il cappello)

Costanza. Bravo il signor Leonardo.

Felicita. E viva il mio caro marito.

Costanza. Staremo allegri.

Felicita. Ora sono contenta.

Mariuccia. (Toma con le robbe da maschera di Felicita) Ecco qui da mascherare la signora Felicita.

Felicita. Non s’incomodi, signora smorfiosa, che per ora non mi abbisogna.