Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/31

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Raimondo. (Signor, la non si lasci persuader da nessuno,)

Avrà da me quel prezzo che non può fare alcuno).
(piano al Conte)
Conte. (Dopo pranzo tornate; ci parlerem; vi aspetto).
Raimondo. (Voglio servirla io solo).
Conte. (Ma sì, ve lo prometto).
Raimondo. (Costui mi fa paura; lo so ch’ è un imbroglione.)
Lo dirò a Bigolino, che invigili al padrone).
(da sè, e parte)

SCENA IV.

Riccardo ed il Conte.

Riccardo. Chi è colui ch’ è partito?^

Conte. E un uom, per quel ch’io sento,
Che ha cognizion di tutto, che ha pratica e talento
Per provveder di mobili, vestiti e vettovaglie.
Riccardo. Badate a quel che fate, vi son delle canaglie.
San che avete danari, ed useranno ogni arte
A gara i frappatori d’aver la loro parte.
Quando si suol comprare, è il consiglio più sano
Le merci dai mercanti pigliar di prima mano.
Lasciatevi servire da chi alle spese è usato.
Io vi farò comprare la roba a buon mercato.
Conte. Veramente vi è tempo a spendere, a comprare:
Per or per qualche giorno ad altro ho da pensare.
Ancor non ho potuto esaminar lo stato.
Le rendite e gli aggravi di quel che ho ereditato.
Tutto da sè faceva lo zio, senza un agente.
Principio ad informarmi; ancor non so niente.
Riccardo. Tre o quattr’ore del giorno ponno bastar per questo,
Pensar, pensar dovete a divertirvi il resto.
Finor siete vissuto, si può dir, fuor del mondo;
Voi non provaste ancora a vivere giocondo;
E se perdete i giorni più bei di gioventù,
I beni e le ricchezze non vi gioveran più.