Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/346

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Fabrizio. (Si deluda quest’empio). Signor, non so che dire;

In un tale periglio meglio è per me fuggire.
A voi mi raccomando.
Fernando. Soccorrerti prometto.
Eccoti sei zeccnmi. (tornando a cacciar la borsa)
Prosdocimo. (Oh destin maladetto!)
Fabrizio. (Prenderli è necessario per mascherar la cosa).
Accetterò, signore, la grazia generosa. (li prende)
Vado a salvarmi subito, pria che di peggio accada.
Vado di qua lontano. (in atto di partire)
Prosdocimo. Rendimi la mia spada.
Fabrizio. Prendila, uom valoroso, prendila, uom forte e bravo.
Stimo la tua fortezza, e al tuo valor son schiavo.
(dà la spada a Prosdocimo, e parte)

SCENA IV.

Don Fernando e Prosdocimo.

Prosdocimo. Ehi! Avete sentito?

(gloriandosi per quel che ha detto Fabrizio)
Fernando. L’elogio assai ti onora (ironico)
Prosdocimo. Vado a ammazzar quell’altro?
Fernando. No, non è tempo ancora.
(Costui lasciar non deggio lungi dal fianco mio.)
Ei sa tutto l’arcano, e dubitar degg’io.
Posso di lui servirmi in quel che ho meditato).
Vieni meco.
Prosdocimo. I zecchini...
Fernando. Vieni, non sarò ingrato.
Ora mi dei servire più risoluto e franco.
Prosdocimo. Farò tremare il mondo colla mia spada al fianco.
(partono)