Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/467

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SCENA IV.

Giuseppina e dello.

Giuseppina. Signor Conte, che fa? (inchinandola)

Conte. Sempre disposto,
Giuseppina vezzosa, ad obbedirvi,
Fra i servi vostri desiando un posto.
Giuseppina. Voi parlate così per divertirvi.
Voi siete il solo cui gradir mi piace,
E da voi stesso potete chiarirvi.
Conte. Di contraddirvi non sarò sì audace;
Ma lasciate ch’io dica un mio pensiero:
Il maestro mi par non vi dispiace.
Giuseppina. Ora mi fate rider daddovero.
Se faccio al pover uom qualche finezza,
Follo per imparar presto il mestiere.
Benchè, per favellar con candidezza.
Il mestier del ballar mi piace poco,
E conosco che ho fatto una sciocchezza;
Ma se la provvidenza a tempo e loco
M’aprirà qualche strada, vel protesto.
Fuggo il ballar, come si fugge il foco.
Non dico che non sia mestiere onesto
Per chi ha buona intenzion di farlo bene.
Ma il teatro sovente è assai funesto.
Poco mi alletta grandiosa spene
Di far ricchezze; non son persuasa
Che si facciano a forza di far bene.
Per me starei più volentieri in casa.
Se lo volesse il ciel, con un marito;
Che non son troppo dei piaceri invasa.
Ma la mia trista sorte ha stabilito,
Ch’io mi esponga allo scherno delle genti.
Che soffra il danno, e che mi morda il dito.