Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/469

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Più non veggo teatro in vita mia.

Mi direte, signor, ch’ io v’ho seccato.
Conte. No no, per dir il ver, un certo misto
Mi ha nel vostro parlar maravighato.
Ma la ragion della domanda ho visto;
Se il fondo è buono, come in voi mi pare, (’)
Il fin non posso dubitar sia tristo.
Non è cosa ben fatta il domandare;
Ma in certi casi.... Via, ve la perdono.
E saprò in avvenir quel che ho da fare.

SCENA V.

Monsieur Rigadon e detti.

Rigadon. (Eccoli qui davvero. Ancor ci sono).

Servo del signor Conte.
Conte. Riverisco.
Rigadon. L’avete ringraziato del suo dono? (a Giuseppina)
Conte. Non parlate di ciò, ve l’avvertisco:
Sì lieve affar non merita la pena.
Rigadon. Al mio giusto dover non preterisco, (con una riverenza)
Giuseppina, di brio la casa è piena.
Ho accordato a ballar sapete chi?
Se vel dirò, lo crederete appena.
Felicita anderà fuori di qui
Per prima ballerina.
Giuseppina. Ove?
Rigadon. A Pistoia.
Giuseppina. Mi burlate, signor?
Rigadon. Ella è così.
Giuseppina. E quanto hanno esibito a questa gioja?
Rigadon. Son cinquanta zecchini, e ben pagati,
E la metà non me la leva il boia. (mostra danaro)
Giuseppina. Convien essere al mondo fortunati;
(I) Ed. Zatta: Se il fondo e buon ecc.