Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/507

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L’orche, la scimia, a contrafar si chiama.

Poi s inginocchia ed il perdono aspetta.
Lo alza la bella, e con i pie gli dice:
Vuoi ballare con me la furlanetta?
Ecco gente che vien: di più non lice
A me dirvi per ora. Il quadro è fatto,
Manca che vi mettiamo la cornice.

SCENA V.

Rosalba, Filippino, Carlino e detti.

Rigadon. Sempre tardi venite, ed io mi adatto

Al piacere comun; ma vorre’ poi
Che VOI di me non vi abusaste affatto.
Pensi ognuno a far bene i dover suoi.
(Giuseppina cogli altri non si vede).
Vo’ a pigliare il violino, e son da voi. (via)
Carlino. (Rosina, il nostro affar pronta richiede)
Risoluzione). (piano a Rosina, e siede)
Rosina. (Io non mi ritiro;)
Ma mia madre dov’ è, che non si vede?)
(a Carlino, e siede)
Rosalba. (Ma queste nozze stabilir sospiro). (a Filippino)
Filippino. (Troverassi il notaro, e 1 testimoni). (a Rosalba)
Rosalba. (Per lo soverchio differir m’adiro). (tutti siedono)

SCENA VI.

Felicita e detli.

Felicita.+ (Maledetti pur siano i balli e i suoni.) Non ne voglio saper. Vorrei più tosto Andar raminga, il ciel me lo perdoni. Se torna il Pistoiese, di nascosto Vo’accordarmi con lui per commediante; Voglio uscir di Firenze ad ogni costo). (siede) }}