Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVII.djvu/210

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poichè fra il vasto numero de’ Virtuosi e delle Virtuose di musica, vi sono delle oneste e discrete persone come in ogni altro corpo di Arte, di Mestiere o di Professione, con questa differenza, che nel ceto armonico i cattivi sono moltissimi, e volendo far Opera, non si può fare senza di loro. Le Compagnie sono composte di sei o sette, o al più di otto persone. È una fortuna se se ne trovano fra queste una o due, che uniscano al merito del talento e della bravura quella della docilità e della discretezza, e per uno o due Soggetti lodevoli, ne avete cinque o sei che vi fanno girare il capo, e sono ordinariamente i meno abili e i men necessari. Nella presente Commedia ho dipinto questo genere di persone, tali e quali le ho conosciute, ed anche esperimentate. Non ch’io abbia voluto mai imbarazzarmi in alcuna impresa, ma coll’occasione di scrivere pel Teatro, ho provato quanto vagliano e quanto pesano i loro catarri e le loro maniere. Non credo che i Virtuosi e le Virtuose di merito si offenderanno di una critica che non li riguarda, nè vorranno prender partito per una Truppa indegna della loro pregievole Società, ma eglino stessi mi faranno buon grado di avere un poco sforzato coloro che osano innalzarsi al loro grado, senza le qualità necessarie per arrivarvi; e quelli di qualunque rango si sieno, che fossero malcontenti de’ miei ritratti, per essere forse un poco troppo fedeli, mi compatiranno più facilmente, veggendo ch’io non l’ho perdonata nè meno ai Poeti; osservino però i miei confratelli, che il mio Maccario è di quel genere di Poeti, che conviene ai Musici di cui parlo. Circa al sensale di Opera in musica, rappresentato da Nibio, non ho grandi scuse a fare sopra di ciò; quest’è un mestiere. Ciascuno cerca di mettere in credito la mercanzia che vuol far vendere e comperare, e quando non convengono colle parti per ingannare, non vi è niente che dire, e non possono offendersi di quel ch’io ne dico.

Per rendere utile e piacevole questa Commedia, avrebbe bastato ch’io mi fossi servito d’un Impresario Italiano; di uno di quelli che lo fanno, come dissi a principio, o per necessità, o per vanità, o per impegno, ma per renderla più giocosa, ho immaginato un Impresario Turco, al quale arrivano affatto nuove tutte le