Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/310

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298 ATTO SECONDO


Io so ch’ella ha formato la passione de! signor Silvio, e gliela lascio tutta per lui.

Camilla. Io non sapeva che il signor Silvio avesse tale premura per la signora Angelica. E un uomo che parla poco, e non si dà a conoscere sì facilmente.

Celio. È stato degli anni in Inghilterra, ed ha appreso il costume inglese, lo all’incontro, sortito d’Italia, sono venuto in Francia, e vi sono, come sapete, da molto tempo, ed ho appreso il costume di questa nazione, vale a dire la sincerità e la franchezza: amo la signora Clarice, e lo dico liberamente, e non m’importa che tutto il mondo lo sappia.

Camilla. Amate voi la signora Clarice?

Celio. Sì certo, teneramente.

Camilla. L’amate? Ho piacere che l’amiate: ella è una brava giovane, voi siete un uomo onesto e civile, io mi lusingo ancora di veder questo matrimonio.

Celio. E che? non si può amare senza intenzione di maritarsi?

Camilla. Amando una figlia onesta, non si può pensare diversamente.

Celio. Eh via, Camilla. So che siete una fanciulla di spirito, lasciamo andare queste malinconie.

Camilla. Sapete voi, signore, che siete in una casa onorata?

Celio. Lo so benissimo.

Camilla. E ch’io non permetterò mai... Scusatemi, è stato battuto. Vado a vedere chi è, e poi vi dirò meglio i miei sentimenti. (parte)

SCENA VI.

Celio, poi Camilla e Silvio.

Celio. Io non avrei difficoltà di sposare Clarice, poiché il suo talento lo merita, e la sua condizione non mi disconviene, ma non sono sì pazzo di volermi mettere una catena al piede.

Camilla. Si accomodi qui, signor Silvio, che or ora verrà la signora Angelica.