Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/458

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446 ATTO TERZO

Giannina. Mio fratello...

Evaristo. Moracchio... (corre a chiamarlo alla casa)

Giannina. No, fermate, non l’ha avuto Moracchio.

Evaristo. Ma chi dunque? (battendo i piedi)

Giannina. Io l’ho dato a Crespino...

Evaristo. Ehi? Dove siete? Crespino? (corre alla bottega)

Giannina. Ma venite qui, sentite...

Evaristo. Son fuor di me.

Giannina. Non l’ha più Crespino.

Evaristo. Ma chi lo ha? Chi lo ha? Presto.

Giannina. Lo ha quel birbante di Coronato.

Evaristo. Coronato? Subito. Coronato? (all’osteria)

Coronato. Signore.

Evaristo. Datemi quel ventaglio.

Coronato. Qual ventaglio?

Giannina. Quello che avevo io e ch’è roba sua.

Evaristo. Animo, subito, senza perder tempo.

Coronato. Signore, me ne dispiace infinitamente...

Evaristo. Che?

Coronato. Ma il ventaglio non si trova più.

Evaristo. Non si trova più?

Coronato. Per distrazione l’ho messo sopra una botte. L’ho lasciato lì, son andato, son ritornato, non l’ho trovato più, qualcheduno l’ha portato via.

Evaristo. Che si trovi.

Coronato. Dove? Ho fatto di tutto.

Evaristo. Dieci, venti, trenta zecchini lo potrebbero far ritrovare?

Coronato. Quando non c’è, non c’è.

Evaristo. Son disperato.

Coronato. Mi dispiace, ma non so cosa farle. (entra)

Evaristo. Voi siete la mia rovina, il mio precipizio. (contro Giannina)

Giannina. Io? Che ci ho colpa io?