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LA GELOSIA DI LINDORO 125


poteva impegnarsi alla segretezza per una terza persona, in pregiudizio del suo padrone, e di suo marito.

Roberto. Lindoro in questo non dice male. (a Zelinda)

Zelinda. Vi dico, vi giuro, e vi protesto, che ciò non reca alcun danno nè a voi, nè a lui. (a don Roberto)

Lindoro. Ella lo dice, ed io noi credo, e voi non dovete crederlo, e dovete obbligarla a parlare. (a don Roberto)

Roberto. Via, Zelinda, vostro marito lo vuole, il vostro padrone vi prega. Siamo due persone discrete, promettiamo a voi la medesima segretezza che voi prometteste a Fabrizio. Diffiderete voi di due persone che vi amano?

Zelinda. (Oh cieli, se parlo, semino la discordia in questa famiglia. Se taccio, sono in pericolo d’essere maltrattata. Non so che fare, non so che risolvere... sì, il ripiego non è cattivo). Fate così, signore, parlatene voi con Fabrizio; s’ei mi dispensa, s’egli l’accorda, sono pronta a dirvi la verità. (Son sicura che Fabrizio non parlerà). (da sè)

Roberto. Dice bene Zelinda, dice benissimo. Fabrizio è fuori di casa, subito ch’ei sarà ritornato, gli parlerò. (a Lindoro)

Lindoro. Una moglie non ha da dipendere da chi che sia per obbedire al marito.

Zelinda. Nè un marito può obbligare la moglie a mancare alle leggi dell’onore, dell’urbanità, della convenienza.

Lindoro. Eccola l’ostinata, la perfida, la menzognera.

Roberto. Portatele rispetto. La conosco, e non son persuaso ch’ella sia capace di pensar male. (a Lindoro)

Lindoro. Io sono persuaso diversamente, e la farò parlar suo malgrado.

Roberto. Come! ardireste minacciarla?

Lindoro. Ella è mia moglie, ed io solo ho sopra di lei l’autorità ed il potere.

Roberto. Mi maraviglio di voi...

Zelinda. Ah signore, per questa parte Lindoro ha tutte le ragioni del mondo. Egli è1 mio marito, egli è padrone di mortificarmi.

  1. Ed. Zatta: Egl’è.