Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/180

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Flaminio. Voi siete uno sciocco, e non sapete quel che vi dite. (a Lindoro)

Tognina. Ehi, ehi, signore. (a don Flaminio)

Lindoro. Voi siete un perturbator della pace, un seduttor del- l’ onestà.

Tognina. Che parole ? Che bestialità son queste ? (a Lindoro)

Zelinda. Ah marito mio, cosa dite ?

Tognina. (E sua moglie, ora ho capito). (da sè)

Lindoro. Andate, che siete una perfida, un’ ingannatrice. Oh donne, donne, chi si può fidar delle donne ?

Tognina. Ehi, ehi, padate ben delle donne, che cospetto !... (a Lindoro)

Flaminio. Vostra moglie è l’esempio della prudenza e dell’onestà.

Lindoro. Lo era, ma non l’ è più.

Zelinda. Siete in inganno, ascoltatemi, ora posso dir tutto, ora saprete la verità...

Lindoro. Non vo’ sentir altro. Ne ho sentito abbastanza. Siete una perfida, e v’ abbandono per sempre.

Zelinda. Abbandonarmi ? Oh cieli ! no, non lo merito. Ascol- tatemi per carità.

Lindoro. Non vo’ sentire altro, vi dico.

Tognina. (Gli spaccherei la testa colle mie mani). (da sè)

Flaminio. Venite qui, acchetatevi. Consento che Zelinda vi dica tutto.

Lindoro. Non vo’ sentir altro.

Tognina. Ma ascoltateli, che vi venga la rabbia. (a Lindoro)

Zelinda. Il signor don Flaminio... (a Lindoro)

Lindoro. E un cavaliere indegno.

Flaminio. Ah temerario ! se non rispettassi Zelinda... Tognina, Fermatevi, (a Flaminio) Andate via. (a Lindoro)

Lindoro. Non crediate di spaventarmi... Ma saprò farmi conoscere, (parie)

Tognina. Va, che il diavolo ti trascini. Finite placidamente il vostro discorso, (dolcemente e politamente a don Flaminio e Zelinda)