Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/324

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Agapito. Eppure io so di certo, che oggi il signor Pandolfo ha destinato di venir a pranzo da voi.

Gottardo. Da me ? Senza dirmelo ? Senza farmi avvisare ?

Agapito. Anzi quest’ è segno che vi vuol bene, che fa stima di voi, e vuol venire a farvi un’ improvvisata.

Gottardo. Scusatemi, amico, io non credo niente.

Agapito. E cosi, ve lo giuro, in parola da galantuomo. Sono stato questa mattina da lui, perchè sapete che in tutti i suoi ne- gozi egli si serve di me. Siamo venuti in discorso di voi. E un pezzo, mi disse, che non vedo Gottardo, passando di là voglio un poco vedere cos’ è di lui. Verrò anch’ io, dico, ho anch’ io volontà di vederlo. Sì, dice, anderemo insieme. Fac- ciamogli, dico, facciamogli un’ improvvisata, andiamo a pranzo da lui. Sì, dice, andiamo, e si mise a ridere, come sapete ch’egli suol fare, quando ride di core. Ma zitto, dice, zitto, ch’ egli non sappia niente, andiamo lì all’ improvviso, e vediamo cosa sa dire, e si mette a ridere. Io gli ho dato parola di trovarlo in piazza, e di venir con lui, e di non dirvi niente ; ma per l’amicizia che ho per voi, ho creduto bene di venirvi ad avvertire, acciò... mi capite ; mi dispiacerebbe di vedervi imbarazzato...

Gottardo. Siete stato voi dunque, che gli ha dato questo sug- gerimento ?

Agapito. Sì ; vi dispiace di aver da voi il signor Pandolfo ?

Gottardo. Io stimo infinitamente il signor Pandolfo : questo sa- rebbe per me un onore, ma mi dispiace che oggi sono ob- bligato di andar a pranzo fuori di casa.

Agapito. Oh via, ho capito. Voi vi siete dato sempre più all’a- varizia, e voi volete disgustar tutto il mondo.

Gottardo. Vi giuro, in fede di galantuomo, che oggi ho dato parola a mio compare Bernardo.

Agapito. Potete fargli dire che oggi non potete, che andrete un’ altra volta ; il signor Pandolfo merita bene di essere pre- ferito al signor Bernardo.

Gottardo. Oh no, quando ho dato una parola, non manco.