Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/49

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SCENA III.

Zelinda e Lindoro.

Lindoro. Presto, presto, mia cara, istruitemi delle vostre avven- ture. Come siete voi qui ? che fate voi del baule ?

Zelinda. Vi dirò in due parole. Non sono più in casa del si- gnor don Roberto...

Lindoro. Tanto meglio per me. Come ne siete sortita ?

Zelinda. Sono stata licenziata.

Lindoro. Da chi ?

Zelinda. Dalla padrona.

Lindoro. Perchè ?

Zelinda. Vi dirò, la signora donna Eleonora...

Lindoro. No, no, non perdiamo tempo per ora ; mi racconterete ciò con più comodo. Pensiamo ora a quello che più e’ inte- ressa. Dove pensate voi di ricoverarvi ?

Zelinda. Non lo so. Mi aveva esibito il facchino... Ma ora che ho avuta la fortuna d’incontrarvi... Dove siete voi alloggiato?

Lindoro. La necessità mi ha determinato...

Zelinda. Non pensiate già ch’ io concepisca il disegno di dimo- rare con voi, finchè non siamo marito e moglie.

Lindoro. Sì, avete ragione : ma pure eravamo insieme in casa di don Roberto.

Zelinda. Altra cosa è il servire in una medesima casa, altra cosa sarebbe vivere insieme senza una positiva ragione.

Lindoro. La sorte in questo ci è favorevole. Potreste tentare di venir a servire nella casa dove io sono collocato. ZelI.NDA. Avete già trovato un impiego ?

Lindoro. Ah sì, ma qual impiego ! ho rossore a dirvelo.

Zelinda. E’ cosa che vaglia a disonorarvi ?

Lindoro. No, fintanto ch’ io non son conosciuto. Vi dirò la cosa com’è. Sortito di casa di don Roberto, ho incontrato a caso Giannino, il garzon del libraio; gli ho confidato la mia situazione, si è interessato per me. Mi ha condotto da una