Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/79

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Federico. Se posso giovarvi, lo farò volentieri. Parlerò col signor don Roberto, e se il motivo per cui siete sortiti di casa non è di gran conseguenza....

Zelinda. Signore, poichè avete la bontà d’ interessarvi per noi, mi basta che v’ adopriate presso del mio padrone, perchè si contenti di farmi avere la mia roba.

Federico. E per qual causa ve la trattiene? Gli dovete voi qualche cosa?

Zelinda. No, signore, non gli devo niente.

Lindoro. Ma vorrebbe obbligarla a tornare in casa.

Federico. Siete voi dunque che avete voluto sortire ? (a Zelinda)

Zelinda. La padrona mi ha licenziato.

Federico. Per qual ragione ?

Lindoro. Perchè la signora donna Eleonora.... (con calore)

Zelinda. Ha creduto bene di licenziarmi. Mi avrò demeritato la sua protezione. La servitù non si sposa, e non mi lamento di lei.

Federico. (In verità questa giovine ha degli ottimi sentimenti). (da se) Sarete, m’immagino, marito e moglie? (alli due)

Lindoro. Non signore.

Federico. Siete fratello e sorella?

Lindoro. Nè meno.

Federico. Ma! due giovinetti insieme.... (oerso Zelinda)

Zelinda. Non abbiamo a rimproverarci dalla parte dell’ onestà.

Federico. Lo credo, ma non mi pare che vada bene...

Lindoro. E’ verissimo. Avete ragione. Ci vogliamo bene, desi- deriamo sposarci, e non abbiamo altra colpa che questa per meritare gì’ insulti della fortuna.

Federico. Non ci è altro che questo? E perchè il signor don Ro- berto e la signora donna Eleonora non danno anzi la mano ad un matrimonio conveniente, eguale, onorato? Lasciate fare a me ; voglio parlare a’ vostri padroni, voglio persuaderli a quest’opera buona, voglio procurare di vedervi uniti e contenti.

Lindoro. Oh lo volesse il cielo !

Zelinda. Il cielo vi ha mandato per noi.