Pagina:Gozzi - La Marfisa bizzarra.djvu/32

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
22 la marfisa bizzarra

35
     Avino, Avolio, Ottone e Berlinghieri
seguiano le sue fogge e i suoi vestigi,
e politi serventi cavalieri
passa van fra le dame di Parigi.
Ma Namo, il padre, mettea lor pensieri
di ragion mille, oscuri e neri e bigi,
perch’era avaro e dava poco il mese,
e le mode valevan di gran speso.
36
     Anzi patian da quello gran rabbuffi:
spesso d’emanciparli gli minaccia.
— Che cosa son que’ cappellin? que’ ciuffi?
que’ pennacchin? — gridava rosso in faccia.
— A che vi servon le frangie, i camuffi?
Di farmi impoverir qui si procaccia;
cervelli bugi, frasche, fumo e vento,
vi diserederò nel testamento. —
37
     Essi, che questa cosa pur temeano,
ma il bel costume non volean lasciarlo,
merci a credenza e danari toglieano,
dicendo: — Pagheremo al sotterrarlo. —
E da’ mercanti un avvantaggio aveano
ne’ libri, e si credea di poter farlo:
che ciò che valea trenta mettean cento;
e nondimeno ognuno era contento.
38
     Re Salomon, quantunque d’anni grave,
voleva anch’esso corteggiar le donne.
Nel luogo delle gote avea due cave
ed era di struttura un ipsilonne.
Pur s’ingegnava a ragionar soave
ed alle dame diceva: — Colonne,
e un giorno feci e dissi, e son terribile; —
e si facea da qualcosa al possibile.