Pagina:Gozzi - Le fiabe. 1, 1884.djvu/231

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delle tre melarance. 9

sua nelle carte da giuoco. Pantalone accennava a parte il suo sospetto di tradimento sopra Leandro. Il Re ordinava a Leandro feste, giuochi, e baccanali. Diceva, che qualunque persona giungesse a far ridere il Principe, avrebbe un gran premio. Leandro dissuadeva il Re da tale risoluzione, giudicando tutto di maggior danno all’infermo. Pantalone insisteva nel suo consiglio. Il Re riconfermava gli ordini, e partiva. Pantalone esultava. Diceva a parte di scoprire in Leandro del desiderio per la morte del Principe. Seguiva il Re. Leandro rimaneva ottuso; esprimeva di vedere alcune opposizioni alla sua brama, ma che non conosceva l’origine. Usciva.

La Principessa Clarice, Nipote del Re. Non s’è mai veduta sulla scena una Principessa di carattere strano, bizzarro, e risoluto come Clarice. Ringrazio il Sig. Chiari, che m’ha dati vari specchi nelle sue Opere per far una parodia caricata di caratteri. Costei in accordo con Leandro di sposarlo, ed elevarlo al Trono, se restava erede del Regno colla morte di Tartaglia, suo cugino, sgridava Leandro per la flemma, che doveva avere attendendo, che morisse il cugino per una malattia così lenta, com’è quella dell’ipocondria. Leandro si giustificava colla cautela, dicendo, che la Fata Morgana, sua protettrice, gli aveva dati alcuni brevi in versi martelliani da far prendere in parecchie panatelle a Tartaglia, che dovevano farlo morire lentamente per gli effetti ipocondriaci. Ciò si diceva