Pagina:Gozzi - Le fiabe. 1, 1884.djvu/237

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delle tre melarance 15

Tutta la Corte era allegra del caso. Leandro e Clarice erano mesti.

Morgana, levandosi da terra rabbiosa, rimproverava enfatica il Principe e gli scagliava la seguente terribile maledizione ammaliata chiaresca.

Apri l’orecchio, o barbaro; passi la voce al core;
Né muro, o monte fermino il suon del mio furore.
Come spezzante fulmine si ticca nel terreno,
Così questi miei detti ti si ficchino in seno.
Come burchio al remurchio tirato è dal cordone,
Te conduca pel naso questa mia imprecazione.
Imprecazione orrìbile! solo in udirla morì,
Come nel mar quadrupede, pesce in sui prati e i fiori.
L’atro Plutone io supplico, e Pindaro volante,
Delle tre Melarance che tu divenga amante.
Minacce, prieghi e lagrime sian vane larve, e ciance.
Corri all’orrendo acquisto delle tre Melarance.

Morgana spariva. Il Principe entrava in un robusto entusiasmo per l’amore delle tre Melarance. Veniva condotto via con grandissima confusione della Corte.

Quali inezie! Qual mortificazione per i due Poeti! Il primo atto della Favola terminava a questo passo con una universal picchiata di mani.