Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/147

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parte prima - capitolo xxi 141


e delle moltissime stravaganze e ingiustizie disonorano questo individuo.

Ad un tale preambolo il mio temperamento, che fu sempre alieno affatto, benché con mio danno, dall’addurre giustificazioni in difesa della mia innocenza, mi suggeriva di partire con un inchino; ma la urbanità e il timore che il celebre avvocato male impresso rovesciasse tutte le mie direzioni, mi trattennero.

Con tutta la apparecchiata mia prevenzione, mi ferí crudelmente e mi sorprese il detto assalto, non essendo ben fornito l’animo ad un udirmi lineare con tanta barbarie.

Ho sempre considerato che chi dilaniava la mia persona cogli accesi dardi d’una fantasia riscaldata, credesse d’aver ragione di farlo, quantunque avesse il torto, né incolleriva per le false supposizioni né per i tratti vendicativi; ma la pittura infernale ch’era stata fatta di me, non era da me attesa con de’ colori tanto obbrobriosi.

Volli incominciare la mia difesa, ma la dama eloquente, invaghita della sua inopportuna correzione e interessata in un’opera pia che sperava di fare, impedí le mie parole, dicendo ch’ella non mi credeva di cattivo cuore affatto, e che bastava ch’io non aderissi a’ consigli di certo amico a lei noto, per essere un giovine ragionevole e umano.

Ecco di nuovo ingiustamente a campo l’amico signor Massimo, che m’aveva soccorso nella Dalmazia, che aveva sovvenuta la famiglia, e ch’era ancora cortesemente taciturno creditore di tutto.

Questo tratto indiscreto mi punse con troppa violenza il cuore perch’io dovessi tacere. Era io trattato da cattivo e da sciocco, ed aveva pazienza; ma non soffe.si alla vita mia di udire le offese ingiuste agli amici miei, senza scuotermi.

Dissi alla dama con una accigliata serietà, che s’ella aveva giustizia, com’era certo che ne avesse, doveva ascoltarmi, che gli animi mal prevenuti non potevano essere che de’ pessimi giudici, e ch’io desiderava ch’ella non cadesse nel numero degl’ingiusti.