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memorie inutili 11

a’ suoi amati concittadini

CARLO GOZZI

Sparsa la voce che Pietro Antonio Gratarol, fu secretario dell’ora ex-senato di Venezia, era fuggito, giudicai placidamente ch’egli fosse fuggito per non poter piú star fermo.

M’increbbe la di lui fuga, e per i suoi congiunti e per lui, e perché sapeva da quali funeste conseguenze, fuggendo egli dall’uffizio che sosteneva, sarebbe stato fulminato dall’ex-governo.

Le persone ch’hanno il diletto, ch’io non ebbi mai, di leggere tutte le gazzette del mondo, trovarono in una gazzetta forestiera che Pietro Antonio enunziava di star scrivendo un suo libro intitolato: Narrazione apologetica, e minacciava che l’averebbe fatto comparire tra noi.

Venezia è la vera sede della curiosità, ed attendeva con una gran avidità quel fenomeno.

Chi diceva: — Il Gratarol fa bene. — Chi diceva: — Il Gratarol fa male. — Io non diceva ch’egli facesse né bene né male, e considerava soltanto che ognuno è padrone della sua carta, delle sue penne e del suo inchiostro.

Comparve finalmente quel libro cometa da Stockholm, uscito dalle stampe del cavalier Fougt, e fu donato con secretezza da’ fautori di Pietro Antonio a molte famiglie della nostra patria, le quali se lo prestavano l’una all’altra colle dita alla bocca ordinando silenzio.

Alcuni decantavano quel libro scritto con una penna dell’ala dritta dell’angelo Gabriele. Alcuni altri sostenevano ch’egli era scritto con una penna dell’ala sinistra di Belzebú. Io ero