Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/245

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

memorie inutili 239

dalla lega dei suoi nimici oppressori; non mi sarei sognato di pubblicare il mio Manifesto, e le Memorie della mia vita dormirebbero ancora dove dormirono dall’anno 1780 all’anno 1797, per quelle veritá che avrete lette e potete leggere nel Manifesto e credere a chius’occhi, perch’io fo professione di dire la veritá quand’anche ella fosse a discapito mio.

Mi piace nella vostra prefazione l’aria soave di tenuitá colla quale riferite unicamente che «il Gratarol s’è permesso contro a me qualche sfogo di giusto dolore».

Voi chiamate semplicemente «qualche sfogo» quello che, di cento e quarantotto pagine del suo libro stampato in Stockholm, imbratta per lo meno un terzo di quelle pagine d’una pittura infame del mio carattere, con cento calunniose menzogne, suggerite alla di lui riscaldata fantasia da un errore ostinato e ch’ebbe origine da una puerile, leggera, effemminata credulitá — progresso ne’ suoi passi mal consigliati, — dall’arte obbrobriosa de’ suoi nimici e da un livore che, ad onta d’una non mia colpa e delle chiare veritá ch’egli non volle giammai né ammettere né ascoltare, ma volle tener ardente per tanto tempo nell’animo suo, per vomitare poscia sino dal nord sopra ad un terzo delle sue centoquarantotto pagine contro di me, in consonanza della sua lunga esosa pittura, gli epiteti fioriti e replicati di ipocrita, di impostore, di caupone, di indegno, di malvagio, di mentitore e d’altri consimili vocaboli tratti da un bordellesco vocabolario?

Sará questo un semplice «qualche sfogo di giusto dolore»?

Qual motivo di «giusto dolore» ebb’egli da me, fuori da quello ch’egli ha voluto formarsi colle bistorte sue idee e tener inchiodato nel suo pensiero con una pertinacia brutale?

Ma voi non scorgete altro che delle gemme e dell’oro purissimo nella di lui Narrazione, e nel punto che mi consigliate mellifluamente a «risparmiare la edizione de’ due grossi volumi delle Memorie della mia vita», ingenue, che pur a voi sta a cuore che sieno «inutili», onorandomi però de’ titoli d’«uomo assai rispettabile », d’«uomo dolcissimo e di amabile societá», riportate poscia un frammento de’ tesori del Gratarol, nella vostra mente