Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/259

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parte seconda - capitolo ii 253


L’audacia è il principale attributo e la maggior educazione de’ nostri comici e delle nostre comiche, e il solo esercizio ne riduce alcuni ed alcune di passabili e presso che valenti.

È fer ciò che arde sempre una guerra civile nelle nostre compagnie comiche per espugnare le parti di maggior forza delle rappresentazioni novelle. Queste guerre però non nascono dal zelo di esercitarsi, ma dall’ambizione e dalla speranza di guadagnarsi la pubblica grazia, per il merito d’una parte che rappresentano e col farsi vedere spesso ad agire a diritto ed a torto con una cieca temeritá.

Con tutte queste sciagure, se i nostri teatri avessero della maggior protezione e della maggiore utilitá, averessimo ancora, del pari a tutte le altri nazioni, de’ comici e delle comiche eccellenti.

Non abbiamo scarsezza di persone di bella presenza, d’ingegno, animate e sensibili; abbiamo scarsezza di educazione che limi, di soda protezione e d’utilitá che incoraggisca, e abbiamo una ricchezza esorbitante di abbandono e di noncuranza, che basta a far languire i nostri teatri ed a fissare loro il disprezzo.

Ho notato che i migliori de’ nostri comici e delle nostre comiche sono quelli e quelle che hanno qualche maggior educazione: ma ho anche notato che, per vivere colle loro famiglie e per sostenersi nella necessaria coltura teatrale di appariscenza, i stipendi dell’arte non bastarono, e che portarono il peso de’ creduli mercanti e de’ sciocchi amanti; da che deriva gran parte del discredito e della deiezione di questo mestiere.

Mi fecero sempre ridere coloro che, giudicando inutile al buon effetto la morale rispettabile predicata da’ pergami, divisavano di far imprimere la sana morale ne’ popoli colle rappresentazioni sceniche.

Gian Iacopo Russò sostenendo che il detto: «fa’ quel che dico, e non far quello ch’io fo» niente vale senza il buon esempio di costume di chi espone la predica, disse una delle piú belle veritá che si sieno dette; e tralascio di riflettere sopra la morale al rovescio che si va introducendo per dritta morale nelle nuove sceniche rappresentazioni, dette colte sulla lingua de’ comici predicatori.