Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/382

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376 memorie inutili

familiare per me. Ditele ch’io la lascio in pienissima libertá, perché non voglio fare né la figura del sciocco né del mezzano, e ch’io le mando questo avviso anticipato, ond’ella possa regolarsi. Assicuratela ch’io non le sarò giammai nimico. — Aggiunsi a questo discorso alcune parole calzanti, relative al Gratarol, né posso negare di aver condannata la di lui azione di galanteria, tanto verso la giovane da me assistita, mia amica di piú di cinqu’anni e comare, mettendola a pericolo di rovinarsi e di soffrire, quanto verso la mia persona, incapace di fare il piú picciolo sgarbo di nessuna natura a chi si sia. M’indusse a questa picciola esagerazione l’esser certo che il signor Gratarol non poteva mostrare che una finta ignoranza sopra ciò ch’era passato tra me e la Ricci per il corso di molti anni. Parlo con ingenuitá.

La giovane Marianna, dopo aver condannata la sorella co’ termini piú risoluti nuovamente, promise di far l’uffizio, aggiungendo che la faccenda sarebbe accomodata.

— Non v’è altro accomodamento — diss’io; — ella cerchi di salvarsi, perch’io non posso piú difenderla e perch’io sono in necessitá di difender me per essermi troppo innoltrato nella di lei amicizia per dabbenaggine.

Ho confessato che questo mio uffizio spedito fu un passo falso. Doveva prevedere che un tale uffizio raccomandato a una giovane non obbligata a intendere il senso delicato del mio pensare, potesse portarlo materialmente come uno sfogo e una minaccia d’un amante debile in gelosia e potesse forse difformarlo con delle alterazioni; e avrei potuto allontanarmi col fatto, senza far precorrere avvisi, non solo dalla Ricci, ma da tutta la comica compagnia che aveva sostenuta per tanti anni e ch’era innocente in questo argomento, per non essere involto nelle sporche dicerie. Ma ho anche confessata una mia debile lusinga di poter scuotere da un letargo con un tale annunzio la giovine, di porre in soggezione le lingue e, rimettendola in sul diritto cammino, di poter ammorzare un fermento di ciarle infamatrici e di poter seguire ad essere utile a lei e alla sua famiglia. Si vedrá il frutto del mio passo falso nel seguente capitolo.