Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 1, 1910 - BEIC 1837632.djvu/40

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34 memorie inutili


Non sono numerabili i bei sentimenti e grandi, che periscono affogati nel lezzo di una penna inesperta, e sono infiniti i piccolissimi sentimenti ben sviluppati, coloriti dalle tinte de’ veri termini e posti nel vero loro punto di vista da una penna maestra, che brillano agli occhi di tutti i lettori, dotti ed indotti.

De’ gusti non si deve disputare; masi può agevolmente sostenere che sia caduto in un vergognoso letargo in questo proposito il nostro secolo.

Ho scritto e stampato abbastanza in su questo argomento senza nessun effetto, ma credo in me non disdicevole una picciola esagerazione funebre sopra a quella facoltà che bramai di possedere; facoltà oggidí considerata inutile, e che mi viene però liberamente concessa a chiusi occhi, non dalla intelligenza, ma da una ignorante prevenzione, perch’io non abbia nemmeno il conforto di potermi accertare di possederla.

Sono tuttavia grato anche verso a’ ciechi ed a’ sordi, che vedono ed odono ne’ miei scritti delle bellezze.

Una perpetua lettura; un immenso logorare d’inchiostro; delle attentissime osservazioni sul costume e sulla umanità; gli stimoli dell’abate Verdani e quelli di Antonio Federigo Seghezzi; l’esempio di mio fratello Gasparo; l’occasione d’una giornaliera adunanza letteraria nella casa nostra tennero aperto l’adito al proseguimento d’una, non so se buona o infelice, coltura alla mia mente ed al mio spirito.

Mi proccurai da un piemontese, la di cui dottrina era il saper leggere, alcune scintille de’ principi dell’idioma francese, non già per favellare in quel linguaggio in Italia, abborrendo quella parte d’impostura che spicca tra noi in questo proposito, non meno che il farmi corbellare, ma per potere da me medesimo coll’aiuto d’una gramatica e d’un vocabolario giugnere, come feci al possibile, a comprendere gli ottimi e perniziosi libri che escono da quella nazione premiatissima, e per ciò valentissima.

Dalle accennate fonti, dal mio genio instancabile e dal continuo esercizio, è uscita quella non so quale mia educazione letteraria, ch’io non so se m’adorni o mi disadorni, ma che ho sempre seguita per mio innocente e disinteressato divertimento sino alla