Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/133

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parte seconda - capitolo xlii 127


teatri, condiscesi alle preghiere di quella comica compagnia da me gratuitamente beneficata di generi teatrali da sedici anni.

Divisa questa in tre atti, fu da me scritta co’ medesimi personaggi della spagnola e con caratteri universalissimi, sino dal carnovale dell’anno scaduto 1776, e letti alla compagnia stessa, terminato il carnovale, il primo, il secondo e parte del terzo atto a cui diedi fine nell’estate trascorso, intitolando quest’opera: Le droghe d’amore.

Donata l’opera ad Antonio Sacchi comico, fu licenziata dal magistrato eccellentissimo sopra la bestemmia.

Sono ignoti i motivi e ignote sono le riferte false per le quali il circospetto signor Pietro Antonio Gratarol fece de’ ricorsi perché fosse richiamata al magistrato stesso questa commedia, risvegliando de’ pubblici discorsi inconvenienti e perniziosi in di lui svantaggio.

Fu obbedito il magistrato eccellentissimo, fu riletta e restituita con ordine espresso di doverla esporre in teatro; il che avvenne la sera de’ dieci del corrente gennaio, e corsero quattro replicate recite.

Venendomi riferto che i falsi passi e i discorsi fatti e risvegliati dal signor Gratarol anteriormente, avevano cagionata illusione e che pareva ad alcuni di vedere il di lui carattere in un carattere universale d’indole galante della commedia, e sapendo ch’egli altamente si lagnava, mi mossi a chiedere in grazia di troncare le recite alla quinta; e ciò doveva succedere il martedí quattordici del corrente mese. Ma verso le due della notte a teatro pieno venne la nuova che la comica Teodora Ricci era caduta nella sua casa e, offesasi un piede, non poteva venire al suo dovere; il che espose quella povera truppa al tumulto e alle urla de’ radunati, gran parte de’ quali fece impeto alla porta e volle i danari indietro.

Fu per calmare il pubblico invitata la stessa commedia per il venerdí successivo, col consenso della Ricci stessa, visitata da un chirurgo per parte del nobil uomo Vendramini padrone del teatro, e replicato l’invito, la sera dietro, al pubblico dal marito della stessa comica Ricci in cui non appariva alcun male.

In tale stato di cose comparve il circospetto signor Pietro Antonio Gratarol alla mia abitazione la mattina del giovedí sedici corrente insieme col signor Carlo Maffei comune amico, e fu da me ricevuto con la dovuta cordialitá. M’espose con un lunghissimo discorso la sua circostanza. Mi palesò che ne’ giorni di tempo