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252 memorie inutili

riscaldate, bistorte ed avide di tuonare delle invettive per delle mal concepite passioni. Ciò voglio io credere con fermezza.

Ma perdonate, care le mie Memorie, se nel trascorrere la lettura di quella relazione, fondamento d’una matura deliberazione della giustizia, vinto dal mio naturale risibile, non potei trattenere le risa nel leggere questo periodo che vi comprende:

«Le furie persecutrici d’una donna orgogliosa, il talento e la passione d’un autore assai celebre lo resero, con orrore de’ buoni, oggetto di scherno e di ludibrio comune su di una scena prostituita per opera d’un mimo vile ed infame».

Se dopo il mio Manifesto da me pubblicato il dí primo luglio 1797, che vi annunziava promettendo la vostra difesa, si potesse il dí ventinove agosto 1797 sorpassare, involgervi con una mirabile, determinata e franca pertinacia negli errori delle memorie altrui, pronunziare questo periodo e farlo stampare in fronte ad un decreto della giustizia, lo lascio considerare agli animi giusti.

Credeva che la libertá medesima che ha un accusatore d’accusare potesse esser reciproca nell’accusato per difendersi dalle accuse; e se il sopra ricopiato periodo non è figlio legittimo della violenza e di quella oligarchia contro cui tanto si strilla, anderò volontario a chiudermi tra le mura dell’ospedale de’ pazzi a San Servolo. Gli affettati titoli che mi si danno in quel periodo, di «autore assai celebre» e «d’uomo di talento», per poter medicare l’acerbezza della brutale «passione» che mi si vuole a forza attribuire e per autenticare in me ostinatamente degli errori ne’ quali non sono trascorso giammai, sono da me solennemente rifiutati. Il titolo di «autore assai celebre» non mi si perviene, e il titolo d’«uomo di talento» è a me d’accusa maggiore, perocché abbiamo oggidí pur troppo lo specchio sotto agli occhi d’uomini pessimi appunto per essere uomini di talento e che sarebbero meno dannosi all’umanitá se fossero scimuniti.

Io non dirò d’avere e di non avere talento, ma dirò d’esser certissimo ch’io non fui, non sono e non sarò giammai cattivo, come alcuni uomini che usano diabolicamente d’un dono di talento che Dio ha loro concesso.