Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/310

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304 memorie inutili

Bravi amici veramente saggi e cordiali d’un infelice orgoglioso frenetico ramingo. Voi siete portenti d’amicizia per animare un amico a compiere di rovinarsi per sempre e a perdere ogni speranza di ritornare nel grembo del suo Principe, de’ suoi parenti e tra le vostre braccia.

Conoscete, caro Pietro Antonio, in questa mia esclamazione ch’io vi sono piú amico de’ vostri «amici meridionali», che v’adularono e animarono a scrivere e a pubblicare la vostra pazza Narrazione apologetica.

Poiché voi vi siete estremamente affaticato a dipingermi ipocrita, concedetemi che amichevolmente possa aprirvi gli occhi e farvi conoscere che siete voi un ipocrita e ch’io non lo sono.

L’uomo che per un istinto naturale sente la simpatia inestinguibile per le donne, e talora accecato dall’attrazione reciproca cade in qualche errore all’umanitá remissibile, errore ch’egli confessa esser errore, ma che cerca di tenere celato nel buio, non per se medesimo ma per non cagionare dello scandalo nelle famiglie e nel pubblico e per un dovuto riguardo all’onore, al decoro e a’ disordini ne’ quali potrebbe esporre una tenera amica egualmente accecata e caduta nell’errore medesimo, è l’uomo prudente e cristiano e non l’uomo ipocrita.

Egli è ben vero che nemmeno puossi chiamare «ipocrita» l’uomo immerso ognora pubblicamente nella voluttá della concupiscenza, in trasporto generalmente per il bel sesso, vago della novitá degli oggetti muliebri, che studia accuratamente l’arte e gli aiuti della seduzione, che predica la libertá, che fuga i riguardi necessari come pregiudizi, che con l’insidia dell’adulazione e de’ sofismi distrae le femmine dai doveri famigliari, dall’affetto a’ mariti e verso la loro prole innocente, che fomenta i loro deboli cervelli all’appariscenza, alle mode incostanti, a’ modelli, a’ colori, al lusso sterminatore, al gareggiare ne’ circoli colle lor simili nella leggerezza detta «buon gusto», che cagiona delle dissensioni nelle famiglie, che dá il nome leggiadro di «galanteria» all’adulterio e infine che innalza il vessillo del vizio sulla sconfitta della virtú.

A un tal uomo, a cui certamente non si può dare il nome