Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/47

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parte seconda - capitolo xxx 41

— Voi udirete nascere de’ discorsi e de’ schiamazzi disgustosi che forse a voi non dorranno e a me dorranno infinitamente. — Detto ciò, gli volsi le spalle lasciandolo.

Se il signor Gratarol avesse avuto due dramme di saggia avvertenza non averebbe mai fatti i passi ch’egli fece contro l’opera mia. Per quanto cotesti suoi passi sieno stati secreti, doveva prevedere che non sarebbero rimasti nella secretezza. Il sospetto era stato istillato in lui da una comica e i suoi passi urtavano troppe persone.

L’unico passo era quello di far ammutolire la attrice come una referendaria di cosa impossibile, e quello di venire da me amichevolmente e scherzevolmente a fronte aperta a dirmi il sospetto che quella femmina aveva tentato di destare in lui. Egli averebbe trovata una calma perfetta nella mia ingenua onesta. Ma fosse che quel signore sentisse internamente di meritarsi da me una mortificazione assolutamente contraria all’indole mia ed al mio carattere, fosse che la comica, resa giá mia nimica per le cose dette, avesse coltivato per il corso d’un anno nel di lui cervello e nel di lui animo il disprezzo e il livore di me e verso me, egli prestò ciecamente fede alle riferte d’un’attrice, fece ciecamente i suoi passi falsi e ciecamente mi considerò capace di que’ sentimenti ch’egli m’ha poscia attribuiti con una facilitá e un’ostinazione non degne d’un uomo saggio, ben nato, ben educato e ragionevole.

Niente sta occulto sulle materie teatrali, e il piú picciolo movimento fatto per impedire l’ingresso nel teatro d’una nuova rappresentazione, nota ed attesa con aviditá dal pubblico, d’un autore concittadino conosciuto per scrittore ardito, è palese immediatamente e inevitabilmente con infinite variazioni e alterazioni de’ scioperati ciarlieri.

Non potrá giammai essere mio difetto la dipendenza che s’è abbassato ad avere il Gratarol alla maliziosa e falsa relazione d’una donnicciuola scenica per delle mosse e degli uffizi, vestendo se medesimo d’un obbietto che non doveva temere.

Non sará giammai difetto di chi per aderire con amicizia a’ suoi inopportuni timori fece delle ricerche sul mio dramma,