Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/89

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parte seconda - capitolo xxxvi 83


Mano al colloquio, ch’io dirò in un ristretto compendio possibilmente, per attestare la pura veritá del quale il Gratarol non averá mai che una penna inventrice, menzognera, millantatrice, libellatrice, mossa dal fuoco inestinguibile della disperazione, dell’ira, dell’odio, della vendetta, ed io averò un testimonio onorato, amico reciproco da lui scelto ad essere presente, nel signor Carlo Maffei.

Prima di quel colloquio io non conosceva che per nome e superfizialmente il Gratarol. Il vino e l’ira scoprono la veritá del fondo degli animi, e in quel colloquio ebbi la opportunitá di conoscere perfettamente l’indole e il carattere di quel signore.

Obbligato da lui a non mai interrompere il suo discorso, non potei trattenere la mente dal fare delle mute filosofiche riflessioni da osservatore a misura delle scoperte che andava facendo. Le mie riflessioni allungheranno questo capitolo piú ch’io non vorrei, e prego il mio lettore ad essere sofferente com’io lo fui a quel fastidioso colloquio.

Levatasi il Gratarol la maschera dal volto fummoso mi disse con un sorriso sforzato ch’egli scommetteva che nessuna persona avrebbe indovinato qual visita riceveva io in quel punto.

Poteva rispondergli ch’egli avrebbe perduta la scommessa, poiché per lo meno il mio servo era stato un franco indovino nell’annunziarlo; ma mi contentai di rispondere: — Nessun obbietto dal canto mio può certamente essere ostacolo all’onore che in questo punto ricevo.

Si ponemmo tutti a sedere, e quindi il Gratarol in un tuono di quella gravitá ch’egli sperava di avere e che al mio guardo non compariva che una ridicola scompostezza d’un nano pedante procelloso per un cruccio voluto tener celato, incominciò dal dirmi ch’egli era venuto da me come ragionatore e non come precario.

— Bella introduzione! — diss’io tra me. — Che mai vorrá dirmi quest’arrogantuzzo e fanatico ragionatore? — Risposi ch’ero «paratissimo» ad ascoltare il suo ragionamento.

Siccome egli aveva apparecchiati nel gozzo de’ barili di periodi d’una rettorica e d’una logica alla sua foggia, da persuadermi