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76 parte seconda — cap. i — preliminari



§ 3. Quella parte ultima della parola che, come abbiam detto, può cambiare secondo il genere, il numero, il modo ecc. chiamasi flessione, e il mutarsi di quella, flettersi: nelle prime quattro parti si chiama anche declinazione, nella quinta conjugazione. Nelle parole declinabili la flessione comprende regolarmente la vocale finale, nelle conjugabili può comprendere parecchie lettere. P. es. am-erèbbero, tem-éssero. Quella parte della parola che resta immutata, si chiama radicale o tema.


§ 4. Di queste parti del discorso alcune fanno l’ufficio di rappresentare qualche idea, e sono dette parti principali, o semplicemente parti: altre fanno l’ufficio di indicare per mezzo di rapporti, e son dette parti formali o particelle.

Le parti principali sono il nome sostantivo, l’aggettivo, il verbo e alcuni avverbii. Infatti il nome sostantivo rappresenta alla mente una sostanza, o un modo di essere pensato come sostanza. L’aggettivo una qualità come inerente ad una sostanza. Il verbo un’azione mentre si fa o si soffre. L’avverbio la diversa maniera o il grado dell’azione stessa.

Le parti formali o particelle sono il pronome (compreso l’articolo), alcuni avverbii, la preposizione, la congiunzione, la interjezione. Infatti il pronome indica il nome per mezzo dei rapporti di personalità, di dipendenza, di quantità e numero, ora facendo le veci del nome, ora con esso accompagnandosi. L’avverbio indica nel verbo i rapporti di luogo, tempo, quantità. La preposizione indica il compimento d’un nome o d’un verbo, ossia lo scopo e la direzione o la dipendenza d’una cosa o d’un’azione verso altra cosa o azione. La congiunzione indica la reciproca dipendenza razionale fra più giudizii della mente. L’interjezione finalmente indica un moto o sentimento dell’animo, senza determinarlo con alcuna idea.