Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/110

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risale a questo fatto: il 13 luglio 1792 «una nazione che contava 9 milioni di abitanti, che aveva 70 000 soldati sotto le armi, fu conquistata senza essere stata vinta». Il 3 maggio 1791 era stata proclamata una costituzione il cui spirito largamente democratico poteva divenire un pericolo per i vicini, il re di Prussia, l’imperatore d’Austria e lo zar di Russia, e che aveva parecchi punti di contatto con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino votata dalla Costituente francese nell’agosto del 1789. La Polonia fu conquistata colla piena connivenza dei nobili polacchi, i quali, più previdenti dei loro fratelli di Francia, non avevano atteso l’applicazione della carta costituzionale per provocare l’intervento straniero. Costoro preferirono vendere la nazione al nemico piuttosto che cedere la benché minima parte delle terre ai contadini. Preferirono cadere in servitù essi medesimi, anziché concedere la libertà al popolo. Secondo l’autore dell’articolo, Z. St. Klingsland, i 70 000 soldati presero la via dell’esilio e si diressero verso la Francia, ciò che è per lo meno esagerato. Ma il nocciolo degli avvenimenti è veramente istruttivo e spiega molta parte degli avvenimenti fino al 48 anche in Italia. È interessante il fatto che un giornale polacco fatto per l’estero preferisca far risalire la spartizione polacca del 92 al tradimento dei nobili piuttosto che alla debolezza militare della Polonia, nonostante che la nobiltà abbia ancora in Polonia una funzione molto importante. Forse episodio della lotta di Pilsudsky contro Witos. Strano «punto d’onore» nazionale. Darwin, mi pare nel suo Viaggio intorno al mondo di un naturalista racconta qualcosa di simile per la Spagna: gli spagnoli sostenevano che una sconfitta della flotta alleata franco-spagnola era stata causata dalla loro slealtà, perché se avessero combattuto davvero, gli spagnoli non avrebbero potuto essere stati vinti. Meglio sleali e traditori che senza «spirito militare invincibile».

§ ⟨116⟩ Intellettuali italiani. Confronto tra la concentrazione culturale francese, che si riassume nell’«Istituto di Francia» e la non coordinazione italiana. Riviste di cultura francesi e italiane (tipo Nuova Antologia - «Revue des deux mondes»). Giornali quotidiani italiani molto meglio fatti che i francesi: essi compiono due funzioni — quella di informazione e di direzione politica generale e la funzione di cultura politica, letteraria, artistica, scientifica che non ha un suo organo proprio diffuso (la piccola rivista per la media cultura). In Francia anzi anche la prima funzione si è distinta in due serie di quotidiani: quelli di informazione e quelli di opinione che a loro volta sono dipendenti da partiti direttamente, oppure hanno una apparenza di imparzialità («