Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/216

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


1929-1933: MISCELLANEA I 209 so». Italiani e tedeschi sarebbero diventati agnelli, mentre Francesi e Russi sarebbero rimasti leoni e tigri ecc. «Ma il Marxismo parlerà prima dello squillo. Che dirà? Sentiremo. Saranno, credo, parole degne del gran momen¬ to. Serviranno, spero, a rimediare ai danni che involontaria¬ mente esso ha recato o è per recare alle nazioni che l’hanno accolto. Faranno, anzi, come da nuovo fermento ideale, che valga a compensare l’impeto bestiale, negli animi nostri. Oh! specialmente l’Italia lo merita! Non è essa la nazione povera, il proletario tra Ì popoli? Per l’Italia ci dica una pa¬ rola animosa. Dove non è la traccia ciclopica del | lavoro ita¬ liano? Quali ferrovie non furono costruite e quali monti non furono forati e quali istmi non furono aperti, nella mas¬ sima parte, da braccia italiane? E il loro lavoro non arricchì né loro né la loro nazione, poiché era al servizio del capitale straniero. Noi abbiamo esportato ed esportiamo lavoratori; importammo e importiamo capitalisti. Fuori e dentro noi arricchiamo gli altri, rimanendo poveri noi. E quelli, che ar¬ ricchimmo, ci spregiano e ci chiamano pitocchi. Io non so dar ragione di questo fatto, ma così è. So però che nel fatto non è peccato nostro d’indolenza o d’altro. Come si può chiamare indolente il popolo più faticante e industrioso e parco del mondo? Io dico che è una ingiustizia». Attacca la Francia, «la sorella padrona», e conclude: «o patria grande di lavoratori e di eroi! poiché lo vogliono, poiché anche la tua povertà fa ombra e la tua umiltà fa dispetto, accetta, quando che sia, la sfida, e combatti disperatamente». Il Pascoli aspirava a diventare il leader del popolo italia¬ no; ma come egli stesso dice in una lettera al Mercatelli, ci¬ tata in una nota precedente2, il carattere «eroico» delle nuove generazioni si rivolge al «socialismo», come quello delle generazioni precedenti si era rivolto alla quistione na¬ zionale: perciò il suo temperamento lo porta a farsi bandi- , tore di un socialismo nazionale che gli sembra all’altezza dei tempi. Egli è il creatore del concetto di nazione proletaria, e di altri concetti poi svolti da E. Corradini e dai nazionali¬ sti di origine sindacalista: questo concetto in lui era molto antico. Egli si illudeva che questa sua ideologia sarebbe sta¬ ta favorita dalle classi dirigenti: ma la «Tribuna», nono- ( 210 QUADE