Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/488

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(miscellanea) 481 rebbero equiparate con l’andar del tempo, nonostante il fatto che in Germania la potenza militare territoriale e non solo marittima come in Inghilterra desse agli Junker una base organizzativa favorevole al¬ la conservazione del loro monopolio politico. Fuori d’Europa sarebbero da esaminare e studiare altre manifesta¬ zioni originali dello sviluppo delle categorie intellettuali. Negli Stati Uniti è da notare l’assenza degli intellettuali tradizionali e quindi ci diverso equilibrio degli intellettuali in generale; formazione massic- 16 eia sulla base industriale di tutte le superstrutture moderne. La ne¬ cessità di un equilibrio non è data dal fatto che occorra fondere gli intellettuali organici con quelli tradizionali che come categoria non esistono, ma dal fatto che occorre fondere in un unico crogiolo nazio¬ nale tipi di culture diverse portati dagli immigrati di varie origini na¬ zionali. La mancanza degli intellettuali tradizionali spiega in parte da una parte il fatto dell’esistenza di due soli partiti, che si potrebbero poi ridurre facilmente a uno solo (cfr con la Francia non solo del do¬ poguerra, quando la moltiplicazione dei partiti è diventata fenomeno generale) e invece all’opposto la moltiplicazione illimitata delle Chie¬ se (mi pare che sono catalogate 213 sette protestanti; confronta con la Francia e con le lotte accanite sostenute per mantenere l’unità re¬ ligiosa e morale del popolo francese). Sugli intellettuali americani si trovano varie note sparse nei vari quadernis. Una manifestazione interessante è ancora da studiare in America ed è la formazione di un sorprendente numero di intellettuali negri che assorbono la cultura e la tecnica americana. Si può pensare all’in¬ flusso indiretto che questi intellettuali negri americani possono eser¬ citare sulle masse arretrate dell’Africa e a quello diretto se si verifi¬ casse una di queste ipotesi: 1) che l’espansionismo americano si serva come di suoi agenti dei negri d’America per conquistare i mercati africani (qualcosa di questo genere è già avvenuto, ma ignoro in qual misura); 2) che le lotte di razza in America si inaspriscano in tal mi¬ sura da determinare l’esodo e il ritorno in Africa degli elementi negri intellettuali più spiritualmente indipendenti e attivi e quindi meno facili ad assoggettarsi a una possibile legislazione ancora più umilian¬ te del costume attualmente diffuso. Si pone la quistione: 1) della lin¬ gua, poiché i negri d’America sono inglesi di lingua e d’altronde in Africa c’è un pulviscolo di dialetti; 2) se il sentimento nazionale può sostituire quello di razza, innalz*ando il continente | africano alla fun- 16 zione di patria comune di tutti i negri (sarebbe il primo caso di un continente intero considerato unica nazione). I negri d’America mi pare debbano avere uno spirito di razza e nazionale più negativo che positivo, creato cioè dalla lotta che i bianchi fanno per isolarli e depri¬ merli; ma non fu questo il caso degli ebrei fino a tutto il 700? La Li¬ beria già americanizzata e con lingua ufficiale inglese potrebbe diven¬ tare la Sion dei negri americani, con la tendenza a diventare tutta l’Africa, a essere il Piemonte dell’Africa. Nell’America meridionale e centrale mi pare che la quistione degli intellettuali sia da esaminare tenendo conto di queste condizioni fon¬ damentali: anche nell’America meridionale e centrale non esiste