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1929-1930: primo quaderno 43

modernismo, e oggi, con Pio XI, fa di ciò il fulcro della sua politica mondiale.

Intanto il Partito d’Azione avrebbe dovuto avere un programma di governo, ciò che sempre gli mancò. Esso in sostanza fu sempre, più di tutto, un movimento di agitazione e propaganda dei moderati. I dissidi e i conflitti interni del Partito d’Azione, gli odi tremendi che Mazzini suscitò contro di sé da parte dei più cospicui uomini d’azione (Garibaldi stesso, Felice Orsini ecc.) sono dovuti a questa mancanza di direzione politica. Le polemiche ❘32 interne sono in gran parte altrettanto astratte della predicazione di Mazzini, ma da esse si possono trarre utili indicazioni storiche (valgano per tutti gli scritti del Pisacane, che d’altronde commise errori militari gravissimi, come l’opposizione alla dittatura militare di Garibaldi nella Repubblica Romana). Il Partito d’Azione segue la tradizione «retorica» della letteratura italiana. Confonde l’unità culturale con l’unità politica e territoriale. Confronto tra giacobini e Partito d’Azione: i giacobini lottarono strenuamente per assicurare il legame tra città e campagna; furono sconfitti perché dovettero soffocare le velleità di classe degli operai; il loro continuatore è Napoleone e sono oggi i radico-socialisti francesi.

Nella letteratura politica francese questa necessità del legame tra città e campagna era vivissima: ricordare i Misteri del Popolo di Eugenio Sue, diffusissimi anche in Italia intorno al 1850 (il Fogazzaro nel Piccolo Mondo Antico ricorda che F. Maironi1 riceveva clandestinamente dalla Svizzera i Misteri del Popolo che a Vienna furono bruciati dal carnefice, credo) e che insistono con particolare costanza sulla necessità di legare i contadini alla città, il Sue è il romanziere della tradizione giacobina e un antenato di Herriot e di Daladier da tanti punti di vista (leggenda napoleonica in Ebreo Errante, anticlericalismo in tutti i libri ma specialmente nell’Ebreo Errante, riformismo piccolo-borghese nei Misteri di Parigi ecc. ecc.)*. Il Partito d’Azione era implicitamente antifrancese per l’ideologia mazziniana (cfr in «Critica» l’articolo dell’Omodeo Primato francese e iniziativa italiana, anno 1929, p. 223)*; ma aveva nella storia italiana la tradizione a cui collegarsi. La storia dei Comuni è ricca di esperienza in proposito: la borghesia nascente cerca alleati nei contadini contro l’Impero e contro il proprio feudalismo locale ❘32 bis (è vero che la quistione è resa più complessa dalla lotta tra borghesia e nobiltà terriera per contendersi la mano d’opera: i borghesi hanno bisogno di mano d’opera ed essa può esser data solo dalle classi rurali; ma i nobili vogliono legati al suolo i contadini; fuga dei contadini in città, dove i nobili non possono catturarli. In ogni modo, anche in diversa situazione, appare nell’epoca dei Comuni la funzione direttiva della città che approfondisce la lotta interna delle campagne e se ne serve come strumento politico-militare per abbattere il feudalismo). Ma il più classico maestro di politica per le classi dirigenti italiane, il Machiavelli, aveva anch’esso posto il problema, naturalmente nei termini e con le preoccu-

  1. Nel ms: «P. Maironi».