Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/508

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1930-1932: (miscellanea) ' 501 pe, ecc. ecc. Questo studio educava senza averne la volontà espressa- mente dichiarata, anche col minimo intervento dell’insegnante. Espe¬ rienze logiche, psicologiche, artistiche, ecc. erano fatte senza rifletter¬ vi su, ma era fatta specialmente una grande esperienza storica, di svi¬ luppo storico. Naturalmente io non credo che il latino e il greco abbiano delle qualità taumaturgiche intrinseche: dico che in un dato ambiente, in una data cultura, con una data tradizione, lo studio così graduato da¬ va quei determinati effetti. Si può sostituire il latino e il greco e li si sostituirà utilmente, ma occorrerà sapere disporre didatticamente la nuova materia o la nuova serie di materie, in modo da ottenere risul¬ tati equivalenti di educazione generale dell’uomo, partendo dal ra¬ gazzetto fino all’età della scelta professionale. In questo periodo lo studio o la parte maggiore dello studio deve essere disinteressato, cioè non avere scopi pratici immediati o troppo immediatamente me¬ diati: deve essere formativo, anche se «istruttivo», cioè ricco di no¬ zioni concrete. Nella scuola moderna mi pare stia avvenendo un processo di pro¬ gressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccu¬ pata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola « formativa » immediatamente disinteressata. La cosa più para¬ dossale è che questo tipo di scuola appare e viene predicata come « de¬ mocratica », mentre invece essa è proprio destinata a perpetuare I le differenze sociali. Come si spiega questo paradosso? Dipende, mi pa¬ re, da un errore di prospettiva storica tra quantità e qualità. La scuo¬ la tradizionale è stata «oligarchica» perché frequentata solo dai figli della classe superiore destinati a diventare dirigenti: ma non era «oligarchica» per il modo del suo insegnamento. Non è l’acquisto di capacità direttive, non è la tendenza a formare uomini superiori che dà carattere sociale a un tipo di scuola. Il carattere sociale della scuo¬ la è dato dal fatto che ogni strato sociale ha un proprio tipo di scuola, destinato a perpetuare in quello strato una determinata funzione tra¬ dizionale. Se si vuole spezzare questa trama, occorre dunque non moltiplicare e graduare i tipi di scuola professionale, ma creare un tipo unico di scuola preparatoria (elementare-media) che conduca il giovane fino alla soglia della scelta professionale, formandolo nel frat¬ tempo come uomo capace di pensare, di studiare, di dirigere o di controllare chi dirige. Il moltiplicarsi di tipi di scuole professionali tende dunque a eternare le differenze tradizionali, ma siccome, in es¬ se, tende anche a creare nuove stratificazioni interne, ecco che nasce l’impressione della sua tendenza democratica. Manovale e operaio qualificato per esempio. Contadino e geometra o piccolo agronomo, ecc. Ma la tendenza democratica, intrinsecamente, non può solo si¬ gnificare che un manovale diventi operaio qualificato, ma che ogni « cittadino » può diventare « governante » e che la società lo pone sia pure « astrattamente » nelle condizioni generali di poterlo diventare: la « democrazia politica » tende a' far coincidere governanti e gover¬ nati, assicurando a ogni governato l’apprendimento più o meno gra¬ tuito della preparazione «tecnica» generale necessaria. Ma nella real- 31 bis