Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, II.djvu/598

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1932-1935: LA filosofia di b. croce 11 1273 cosi grande come apparirebbe a prima vista, se il problema fosse posto partendo dal pregiudizio crociano che esso sia una futilità o uno scandalo. Che una esigenza storica sia con¬ cepita da un filosofo «individuo» in modo individuale e personale e che la particolare personalità del filosofo incida profondamente sulla concreta forma espressiva della sua fi¬ losofia, è evidente senz’altro. Che questi caratteri individua¬ li abbiano importanza, è anche senz’altro da concedere. Ma che significato avrà questa importanza? Non sarà puramen¬ te strumentale e funzionale, dato che se è vero che la filoso¬ fia non si sviluppa da altra filosofia ma è una continua solu¬ zione di problemi che lo sviluppo storico propone, è anche vero che ogni filosofo non può trascurare i filosofi che l’hanno preceduto e anzi di solito opera proprio come se la sua filosofia fosse una polemica o uno svolgimento delle fi¬ losofie precedenti, delle concrete opere individuali dei filo¬ sofi precedenti. Talvolta anzi «giova» proporre una propria scoperta di verità come se fosse svolgimento di una tesi pre¬ cedente di altro filosofo, perché è una forza innestarsi nel particolare processo di svolgimento della particolare scienza cui si collabora. In ogni modo appare quale sia stato il nesso teorico per cui la filosofia della praxis, pur continuando Phegelismo, lo «capovolge», senza perciò, come crede il Croce, voler «sop¬ piantare» ogni sorta di filosofia. Se la filosofia è storia della filosofia, se la filosofia è «storia», se la filosofia si sviluppa perché si sviluppa la storia generale del mondo (e cioè i rap¬ porti sociali in cui gli uomini vivono) e non già perché a un grande filosofo succede un più grande filosofo e cosi via, è chiaro che lavorando praticamente a fare storia, si fa anche filosofia «implicita», che sarà «esplicita» in quanto dei filo¬ sofi la elaboreranno coerentemente, si suscitano dei proble¬ mi di conoscenza che oltre alla forma « pratica » di soluzione troveranno, prima o poi, la forma teorica per opera degli specialisti, dopo aver immediatamente trovato la forma in¬ genua del senso comune popolare cioè degli agenti pratici delle trasformazioni storiche. Si vede come i crociani non capiscano questo modo di porre la quistione dalla loro ma¬ raviglia (cfr recensione del De Ruggiero del libro di Arthur