Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, II.djvu/655

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I33° QUADERNO IO (XXXIII) § ( 44). Introduzione allo studio della filosofia. Il lin¬ guaggio, le lingue, il senso comune. Posta la filosofia come concezione del mondo e l’operosità filosofica non concepita più [solamente] come elaborazione « individuale » di concet¬ ti sistematicamente coerenti ma inoltre e specialmente co¬ me lotta culturale per trasformare la «mentalità» popolare e diffondere le innovazioni filosofiche che si dimostreranno « storicamente vere » nella misura in cui diventeranno con¬ cretamente cioè storicamente e socialmente universali, la quistione del linguaggio e delle lingue « tecnicamente» deve essere posta in primo piano. Saranno da rivedere le pub¬ blicazioni in proposito dei pragmatisti. Cfr gli Scritti di G. Vailati (Firenze, 1911), tra i quali lo studio II linguag¬ gio come ostacolo alla eliminazione di contrasti illusori \ Nel caso dei pragmatisti, come in generale nei confronti di qualsiasi altro tentativo di sistemazione organica della fi¬ losofia, non è detto che il riferimento sia alla totalità del si¬ stema o al nucleo essenziale di esso. Mi pare di poter dire che la concezione del linguaggio del Vailati e di altri pragma¬ tisti non sia accettabile: tuttavia pare che essi abbiano sen¬ tito delle esigenze reali e le abbiano « descritte » con esattez¬ za approssimativa, anche se non sonò riusciti a impostare i problemi e a darne la soluzione. Pare si possa dire che «lin¬ guaggio» è essenzialmente un nome collettivo, che non pre¬ suppone una cosa «unica» né nel tempo né nello spazio. Linguaggio significa anche cultura e filosofia (sia pure nel grado di senso comune) e pertanto il fatto «linguaggio» è in realtà una molteplicità di fatti più o meno organicamente coerenti e coordinati: al limite si può dire che ogni essere parlante ha un proprio linguaggio personale, cioè un pro¬ prio modo di pensare e di sentire. La cultura, nei suoi vari gradi, unifica una maggiore o minore quantità di individui in strati numerosi, più o meno a contatto espressivo, che si capiscono tra loro in gradi diversi ecc. Sono queste differen¬ ze e distinzioni storico-sociali che si riflettono nel linguag¬ gio comune e producono quegli « ostacoli » e quelle « cause di errore» di cui i pragmatisti hanno trattato. Da questo si deduce l’importanza che ha il «momento