Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, II.djvu/685

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1360 QUADERNO IO (XXXIII) voluzione francese fino a tutto il secolo xix. Sebbene sia cer¬ to che per le classi fondamentali produttive (borghesia ca¬ pitalistica e proletariato moderno) lo Stato non sia conce¬ pibile che come forma concreta di un determinato mondo economico, di un determinato sistema di produzione, non è detto che il rapporto di mezzo e fine sia facilmente determi¬ nabile e assuma l’aspetto di uno schema semplice e ovvio a prima evidenza. È vero che conquista | del potere e afferma¬ zione di un nuovo mondo produttivo sono inscindibili, che la propaganda per l’una cosa è anche propaganda per l’altra e che in realtà solo in questa coincidenza risiede l’unità del¬ la classe dominante che è insieme economica e politica; ma si presenta il problema complesso dei rapporti delle forze interne del paese dato, del rapporto delle forze internazio¬ nali, della posizione geopolitica del paese dato. In realtà la spinta al rinnovamento rivoluzionario può essere originata dalle necessità impellenti di un paese dato, in circostanze date, e si ha l’esplosione rivoluzionaria della Francia, vitto¬ riosa anche internazionalmente; ma la spinta al rinnova¬ mento può essere data dalla combinazione di forze progres¬ sive scarse e insufficienti di per sé (tuttavia ad altissimo po¬ tenziale perché rappresentano l’avvenire del loro paese) con una situazione internazionale favorevole alla loro espansio¬ ne e vittoria. Il libro di Raffaele Ciasca sulle Origini del pro¬ gramma nazionale2, mentre dà la prova che esistevano in Italia gli stessi problemi impellenti che nella Francia del¬ l’antico regime e una forza sociale che interpretava e rap¬ presentava talf problemi nello stesso senso francese, dà an¬ che la prova che tali forze erano scarse e i problemi si man¬ tenevano al livello della «piccola politica». In ogni caso si vede come, quando la spinta del progresso non è stretta- mente legata a un vasto sviluppo economico locale che vie¬ ne artificiosamente limitato e represso, ma è il riflesso dello sviluppo internazionale che manda alla periferia le sue cor¬ renti ideologiche, nate sulla base dello sviluppo produttivo dei paesi più progrediti, allora il gruppo portatore delle nuove idee non è il gruppo economico, ma il ceto degli intel¬ lettuali e la concezione dello Stato di cui si fa la propaganda, muta d’aspetto: esso è concepito come una cosa a sé, come