Pagina:Guerrazzi - Il secolo che muore II.djvu/83

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

capitolo x. 85


in procinto di battaglia, perchè la passione che mosse il facinoroso si mantiene rovente, anzi cresce fra lo strepito delle armi e il furore dei cannoni, onde, prima ch’egli si sboglientisca, casca morto: nel parapiglia i buoni soldati non si accorgono chi sia loro caduto allato: morì per la patria, e qual sarà il tristo che gli laverà la faccia intrisa di sangue per ravvisare un furfante? Ma incastrarli permanentemente nello esercito, gli è un’altra faccenda; scaccia la mala natura, e ti ritorna più impronta che la mosca sul naso; le costoro riotte e rapine e male parole e peggiori fatti ti manderanno a soqquadro ogni cosa: più volte vedemmo venire i gendarmi fra noi e levarne una funata, e con quanta umiliazione dei buoni e discredito del corpo, ella, signor maggiore, immagini. Quanto all’artiglieria, a levarla su in cielo, in coscienza, non sarebbe metterla in alto quanto si merita...

— E’ ci è di già, Filippo, e’ ci è, e te ne dovresti essere accorto! Ormai la costellazione del cannone governa il mondo...

— Insomma, Curio, più buona gente dei nostri artiglieri io non ho mai visto al mondo. Il maggiore Dogliotti, solo, vale un Perù.

— Allora non può essere a meno che alla fine della campagna non lo eleggano capitano...

— Che diavolo spropositi? Volevi dire colonnello...

— No, Filippo, non erro; poichè quanto vi ha