sero più volontieri i pittori ed i poeti. Confrontate il terribile Dio del Savonarola colla benigna Maria alla quale il Benivieni esclamava con tanta piena d’affetto:
Vergine gloriosa,
umile, santa e pia,
madre, figliuola e sposa
del tuo figlio, o Maria,
deh volgi, prego, alquanto
gli occhi tuoi da quel bene d’ogni bene.
In noi discendi e il pianto
la miseria e le pene
vedi del servo tuo che a te sospira,
a te, fonte d’amore,
perchè in te sola il core
spera, in te sol si posa, in te respira.
Tu, madre di pietate,
pelago di dolcezza,
tu, specchio d’umiltate,
fior d’ogn’altra bellezza,
tu, porto di salute,
tu, refugio dei miseri mortali,
tu, fonte di virtute,
sola dei nostri mali
sei medicina e però a te ricorro,
che le tue sante mani
in me ne stenda e sani
la piaga onde ferito a morte or corro.
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Ah, chi scrive versi come questi, ama e crede veramente! Quanti oggi si protestano credenti e scrivono versi? Eppure quanti sanno trasfondere nell’opera loro tanta intensità d’affetto, tanta abbondanza di fede e d’amore? Se sapessero e se potessero