Pagina:Guerrini - Brani di vita.djvu/423

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Magistratura 409

da difendere un ladro di galline, e questa dolorosa convinzione si legge troppo chiaramente tra le righe dei resoconti parlamentari, come si sente a troppo chiare note nei discorsi d’ogni giorno, fino tra i contadini.

Mi fu raccontato da persona sincera che, presentandosi un laureato all’esame di procuratore, non seppe rispondere o rispose un sacco di sciocchezze. Il capo degli esaminatori, maravigliato, gli chiese come diavolo, così ignaro della legge e della procedura, avesse osato di presentarsi all’esame. Ma il candidato maravigliato anche lui, rispose franco: “Ma non sa Ella che io non intendo di far l’avvocato? Voglio dedicarmi alla Magistratura!” E passò, non dico a pieni voti, ma passò.

La magistratura istessa sente questa sua deficienza che le menoma la fiducia del paese ed invoca, dove e come può, un rimedio a tanta miseria deplorabile e deplorata. Essa ragiona a un dipresso così: non entra in questa carriera poco stimata e peggio retribuita che chi non riesce ad altro. Retribuiteci meglio e i posti diventando invidiabili, come presso le altre nazioni civili, sarà possibile la selezione e alla magistratura aspireranno soltanto i migliori.

Certo, i giudici in Italia sono pagati male ed è giusta e legittima la loro aspirazione al meglio.

Il vile denaro, dopo tutto, è un buon garante della integrità e della indipendenza. Ma è lecito chiedere se crescendo il salario oggi ad un giudice bestia, si potrà farne un buon giudice domani? Certo no. Si rimane asini anche con un milione. Dunque?