Pagina:Guerrini - Brani di vita.djvu/465

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Matti e mattoidi 455

si porta una fotografia dove certi assassini si fecero ritrarre in atto di ferire la vittima. I pretesi assassini e la pretesa vittima sono bravi giovani che io conosco e tutta la storiella è falsa. Certo lo scienziato fu ingannato e la sua buona fede non può esser sospettata: ma intanto che cosa prova questo fatto?

Prova che questa pretesa scienza ha ancora molto da fare per potersi dire veramente tale, poichè le osservazioni sue sono imperfette, il numero dei fatti osservati insufficiente e i metodi usati per stabilire le leggi generali soggetti per lo meno a cauzione. Se la canizie e la calvizie sono frequenti così negli alienati che nei pensatori, non si può ancora concludere che i calvi siano pensatori o i canuti siano matti. Se il pallore fu detto il colore dei grandi uomini, non si può concludere altro per ora che i pallidi sono per lo più anemici. Non è la grandezza dell’intelligenza che fa così pallide molte ragazze nubili: ah, no!

Le conclusioni troppo precipitate confinano colle affermazioni gratuite, tanto più che questa nuova scienza, essendo tuttora discussa e controversa, trascina i suoi sacerdoti alle esagerazioni troppo facili nella polemica. Si sa che gli scienziati veggono tutto attraverso gli occhiali della loro scienza e i medici sono facili a trovar malattie dappertutto, gli avvocati a trovar quistioni di diritto, ecc. Anzi i medici trovano un bel caso quello che è più complicato, più grave, e gli avvocati trovano che è una bella questione quella che è più imbrogliata. Così i psichiatri sono proclivi a trovar casi di pazzia dappertutto e