Pagina:Guglielminetti - Anime allo specchio, Milano, Treves, 1919.djvu/331

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Mancava un’ora alla partenza. Tu leggevi ancora sdraiata nella sedia a dondolo, ma eri pallida e i tuoi occhi fissavano la carta torbidi e arrossati di pianto. Riccardo in piedi presso la finestra ti volgeva le spalle e fumava con le mani in tasca, dondolandosi avanti e indietro su le punte e sui tacchi. V’era nell’aria l’odore della burrasca ed io subito con gioia lo avvertii, ma mi chinai a porgerti il biglietto del palco tranquillamente senza commenti. Tu lo prendesti con un sorriso forzato e dicesti con la voce un poco stridente: «Ti ringrazio molto, ma ti avverto che dovrai accompagnarmi tu stesso all’opera. Riccardo è già impegnato questa sera».

Appoggiasti la voce su l’ultima frase e Riccardo si volse di scatto, ci salutò entrambi freddamente con un volto da Paride corrucciato ed uscì. La prova era stata superiore alle sue forze: egli si era ribellato al martirio musicale che tu gli imponevi, certo con parole vivaci, forse con la rude semplicità della sua natura di primitivo. E t’aveva offesa e t’aveva ferita; mentre tu cercavi nell’esaltazione della musica quel tanto d’ebrezza e d’oblio necessari per cedere alla tentazione dimentica di me e di tutto, egli non vi trovava che alcune preziose ore perdute per un tuo capriccio inutile, e perdute nel modo più noioso, in un teatro pieno di