Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. I, 1929 – BEIC 1845433.djvu/21

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libro primo - cap. iii 15

lo stato delle cose e i pericoli imminenti, posposti tutti gli altri pensieri, indirizzò del tutto l’animo a cercare nuovi appoggi e congiunzioni; e a questo dimostrandogli grande opportunitá lo sdegno del pontefice contro a Ferdinando e il desiderio che si credeva che avesse il senato viniziano che si scompigliasse quella confederazione per la quale era stata fatta molti anni opposizione a’ disegni suoi, propose all’uno e all’altro di loro di fare insieme, per beneficio comune, nuova confederazione. Ma nel pontefice prevaleva allo sdegno e a qualunque altro affetto la cupiditá sfrenata della esaltazione de’ figliuoli, i quali amando ardentemente, primo di tutti i pontefici che per velare in qualche parte la infamia loro solevano chiamargli nipoti, gli chiamava e mostrava a tutto il mondo come figliuoli; né se gli presentando per ancora opportunitá di dare per altra via principio allo intento suo, faceva instanza di ottenere per moglie di uno di loro una delle figliuole naturali di Alfonso, con dote di qualche stato ricco nel regno napoletano: dalla quale speranza insino non restò escluso prestò piú gli orecchi che l’animo alla confederazione proposta da Lodovico; e se in questo desiderio gli fusse stato corrisposto non si sarebbe, per avventura, la pace d’Italia cosí presto perturbata. Ma benché Ferdinando non ne fusse alieno, nondimeno Alfonso, il quale aborriva l’ambizione e il fasto de’ pontefici recusò sempre di consentirvi; e perciò, non dimostrando che dispiacesse loro il matrimonio ma mettendo difficoltá nella qualitá dello stato dotale, non sodisfacevano ad Alessandro: per il che egli alterato si risolvé di seguitare i consigli di Lodovico, incitandolo la cupiditá e lo sdegno e in qualche parte il timore; perché agli stipendi di Ferdinando era non solo Verginio Orsino, il quale, per gli eccessivi favori che aveva da’ fiorentini e da lui e per il seguito della fazione guelfa, era allora molto potente in tutto il dominio ecclesiastico, ma ancora Prospero e Fabrizio principali della famiglia de’ Colonnesi; e il cardinale di san Piero in Vincola, cardinale di somma estimazione, ritiratosi nella rocca d’Ostia, tenuta da lui come da vescovo ostiense, per sospetto che il pontefice non insidiasse