Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. I, 1929 – BEIC 1845433.djvu/251

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libro terzo — cap. vii 245

quando bene si facessino poi effetti molto maggiori di quegli che gli uomini prima si erano promessi. I quali ricordi disprezzando, ed essendo soprastato un mese di piú a Lione, si mosse a quel cammino, non avendo espedito altrimenti il duca d’Orliens ma solo mandato in Asti con non molta gente il Triulzio, non tanto per le preparazioni della guerra quanto per stabilire nella sua divozione Filippo monsignore, succeduto nuovamente, per la morte del piccolo duca suo nipote, nella ducea di Savoia. Né si fece, innanzi alla partita sua, per le cose del regno altra provisione che di mandare con vettovaglie sei navi a Gaeta, dando speranza che presto le seguiterebbe l’armata grossa; e di provedere per mezzo di mercatanti a Firenze, benché tardi, quarantamila ducati per fargli pagare a Mompensieri: perché i svizzeri e i tedeschi avevano protestato che, non essendo pagati innanzi alla fine di giugno, passerebbono nel campo degli inimici. Rimasono a Lione il duca d’Orliens, il cardinale di San Malò e tutto il consiglio, con commissione di accelerare le provisioni: alle quali se il cardinale era proceduto lentamente in presenza del re, procedeva molto piú lentamente essendo assente.


VII

Nuove vicende della guerra nel reame di Napoli. Declina di nuovo la fortuna de’ francesi. Vittoria di Consalvo in Calabria. Resa di Atella. Continui progressi degli aragonesi. Morte di Ferdinando e successione di Federico. Continuano gli indugi nella spedizione francese in Italia.

Ma non potevano le cose del reame di Napoli aspettare la tarditá di questi rimedi, essendo ridotta la guerra in termine, per gli eserciti congregati da ogni banda e per molte difficoltá che da tutt’a due le parti si scoprivano, che era necessario che senza piú dilazione si terminasse la guerra. Aveva Ferdinando, poiché ebbe unite seco le genti viniziane, presa la terra di Castelfranco; dove si unirno seco con dugento uomini d’arme Giovanni Sforza signore di Pesero e Giovanni da