Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. I, 1929 – BEIC 1845433.djvu/27

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libro primo - cap. iv 21

gli altri regni, che forse dopo Carlo magno fusse mai stato; essendosi ampliato novellamente in ciascuna di quelle tre parti nelle quali, appresso agli antichi, si divideva tutta la Gallia. Conciossiaché, non piú che quaranta anni innanzi a questo tempo, sotto Carlo settimo, re per molte vittorie ottenute con gravissimi pericoli chiamato benavventurato, si fussino ridotte sotto quello imperio la Normandia e il ducato di Ghienna, provincie possedute prima dagli inghilesi; e negli ultimi anni di Luigi undecimo la contea di Provenza, il ducato di Borgogna e quasi tutta la Piccardia; e dipoi aggiunto, per nuovo matrimonio, alla potenza di Carlo ottavo il ducato di Brettagna. Né mancava nell’animo di Carlo inclinazione a cercare d’acquistare con l’armi il regno di Napoli, come giustamente appartenente a sé, cominciata per un certo istinto quasi naturale insino da puerizia e nutrita da’ conforti di alcuni che gli erano molto accetti; i quali empiendolo di pensieri vani gli proponevano questa essere occasione di avanzare la gloria de’ suoi predecessori, perché, acquistato il reame di Napoli, gli sarebbe agevole il vincere lo imperio de’ turchi. Le quali cose, essendo giá note a molti, dettono speranza a Lodovico Sforza di potere facilmente persuadergli il suo desiderio; confidandosi oltre a questo non poco nella introduzione che aveva nella corte di Francia il nome sforzesco, perché ed egli sempre e prima Galeazzo suo fratello aveano, con molte dimostrazioni e offici, continuata l’amicizia cominciata da Francesco Sforza loro padre: il quale, avendo, trenta anni innanzi, ricevuto in feudo da Luigi undecimo, l’animo del quale re aborrí sempre le cose d’Italia, la cittá di Savona e le ragioni che e’ pretendeva avere in Genova, dominata giá dal suo padre, non era giammai da altra parte mancato a lui ne’ suoi pericoli né di consiglio né di aiuto. E nondimeno Lodovico, parendogli pericoloso l’essere solo a suscitare movimento sí grande, e per trattare la cosa in Francia con maggiore credito e autoritá, cercò, prima, di persuadere il medesimo al pontefice non meno con gli stimoli dell’ambizione che dello sdegno; dimostrandogli che, o per favore de’ príncipi italiani o per mezzo dell’armi