Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. I, 1929 – BEIC 1845433.djvu/271

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libro terzo — cap. ix 265

rispose loro che dal legato del pontefice che era in Genova intenderebbono la sua volontá: dal quale rimessi al duca, che da Tortona, insino dove aveva accompagnato Cesare, era ritornato a Milano, andorono a quella cittá. E avendo giá dimandata l’udienza, sopragiunseno commissioni da Firenze, dove si era saputo il progresso della loro legazione, che senza cercare altra risposta se ne tornassino alla patria: però venuti all’ora deputata innanzi al duca, convertirono la dimanda della risposta in significargli che, ritornandosene a Firenze, non avevano ricusato d’allungare il cammino per fargli, innanzi che uscissino del suo stato, riverenza, come conveniva all’amicizia che teneva seco la loro republica.

Aveva il duca, presupponendo che avessino a dimandargli la risposta, per ostentare, come faceva spesso, la sua eloquenza e le sue arti e prendersi piacere dell’altrui calamitá, convocato tutti gli oratori de’ collegati e tutto il suo consiglio; ma restando maravigliato e confuso di questa proposta, né potendo celare il suo dispiacere, gli dimandò che risposta avessino avuta da Cesare. Alla quale dimanda, replicando essi che, secondo le leggi della loro republica, non potevano con altro principe trattare le sue commissioni che con quello al quale erano destinati imbasciadori, rispose tutto turbato: — Dunque, se noi vi daremo la risposta per la quale sappiamo che Cesare v’ha rimesso a noi, non la vorrete udire? — Soggiunseno non essere vietato loro l’udire né potere vietare che altri non parlasse. Replicò: — Siamo contenti di darvela, ma non si può fare questo se non esponete a noi quello che esponeste a lui. — E replicando gli oratori non potere, per le medesime ragioni, ed essere superfluo, perché era necessario che Cesare avesse significata la loro proposta a quegli a’ quali aveva commesso che in nome suo facessino la risposta, non potendo egli né con parole né con gesti dissimulare lo sdegno, licenziò e gli oratori e tutti coloro che aveva congregati: ricevuta in sé parte di quella derisione che aveva voluta fare agli altri.